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Un romanzo famigliare con un’ampia riflessione sulla disabilità uditiva.

31iTP70+InL._SX354_BO1,204,203,200_Claudia Durastanti torna in libreria con La straniera, un racconto che si legge con piacere, in cui la sua storia famigliare si intreccia a parti saggistiche dove viene espressa una più ampia riflessione su disabilità uditiva, classe ed educazione culturale.

Perno e centro focale della narrazione, è  la figura della madre, affetta da sordità che si sposta tra i continenti con coerente caoticità. l’Autrice analizza i rapporti famigliari, anche i più complessi, senza mai scadere nel melodramma.

 

 

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CHAMPIONS CAMP ad hoc per i nostri ragazzi…

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Anche quest’anno siamo a segnalarvi un’interessante iniziativa del “Champions Camp 2019“.

Si tratta di una serie di campi estivi sportivi di integrazione per ragazzi udenti e sordi dai 7 ai 17 anni, campi estivi molto importanti perché vengono garantite tutte le esigenze dei ragazzi sordi.

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Sport e disabilità

L’AUSL di Parma ha presentato un progetto di collaborazione con il comitato paraolimpico: un nuovo sportello è attivo da gennaio dedicato allo “sport e disabili” alla Casa della Salute in viale Fratti per incentivare la pratica sportiva di bambini e giovani con disponibilità.

In tal proposito, sempre dedicato ai ragazzi, su BERGAMO NEWS un’interessante intervista di Ilaria Galbusera, capitano della Nazionale femminile di pallavolo sorde che verrà insignita della Medaglia dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dal presidente Mattarella.

Leggendo l’intervista si fa riferimento ad un’interessante iniziativa del “Champions Camp 2019“. Si tratta di una serie di campi estivi sportivi di integrazione per ragazzi udenti e sordi dai 7 ai 17 anni, campi estivi molto importanti perché vengono garantite tutte le esigenze dei ragazzi sordi.

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Essere sordo non significa gesticolare

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Abbiamo da poco letto una lettera Francesca, una lettrice del Giornale di Brescia, che scrive:

Vorrei rispondere alla signora che da questa rubrica ha invitato i sordi a usare i segni rivolgendomi direttamente a lei. Gentile signora, sono una donna sorda oralista nata nel 1980. Per legge non esiste più da svariati anni il termine sordomuto perché chi è nato sordo negli ultimi 40 anni ha potuto accedere ai progressi tecnologici (protesi sempre più sofisticate, impianti cocleari), diagnostici (diagnosi precoce nel bambino) e riabilitativi (tecniche di logopedia e musicoterapia): il sordo una volta era muto perché non poteva in nessun modo accedere al mondo dei suoni e, quindi, non poteva apprendere il linguaggio parlato che avviene per imitazione. La LIS è uno strumento meraviglioso, che purtroppo non conosco, ma non è l’unico strumento e, anzi, i sordi oralisti sono molto più diffusi dei sordi segnanti e paradossalmente ancora più discriminati: chi segna viene visto e anche in qualche modo tristemente compatito (l’ignoranza è ben radicata), chi invece parla no, fa anzi la parte di persona distratta e maleducata («non puoi essere sordo, parli! Se non sei muto allora non è vero che sei sordo!»). Invece di esortare i sordi a segnare, io voglio esortare tutti a essere più empatici verso l’interlocutore: non possiamo sapere il bagaglio personale di una persona, cerchiamo quindi di essere sempre disponibili. Il che implica, per esempio, parlare sempre in modo chiaro, senza bofonchiare o biascicare. Io non ho nessun problema a riprendere il mio interlocutore, nemmeno se è uno sconosciuto: do rispetto ma lo esigo anche e, purtroppo, incontro troppo spesso persone che parlano in modo quasi incomprensibile, perfino nel settore sanitario e perfino da parte di operatori del settore che ben dovrebbero sapere come relazionarsi a un sordo. I ragazzi sordi sono i più soggetti a bullismo a scuola (anche io ne ho fatto triste esperienza) perché non viene loro perdonato di non aderire allo stereotipo ottocentesco del sordo che gesticola, possibilmente brutto e un poco ritardato. Le cose sono ben complicate: il fatto di essere di aspetto gradevole e magari di prendere buoni voti a scuola, crea un certo disorientamento perché, purtroppo, siamo tutti a parole per il riconoscimento delle pari dignità e diritti delle persone, ma di fronte alla disabilità scatta spesso un sentimento di timore e rifiuto. Sembra che inconsciamente si accetti la disabilità purché il disabile se ne stia buono in uno spazio di dipendenza dal normo dotato e non entri in competzione con lui. Pensi che a me, ancor oggi, capita in continuazione di sentirmi dire, come se fosse un complimento, «non si direbbe che sei sorda, sei così bella, parli così bene, sei architetto». Cerchiamo quindi di aprire la mente e capire che, così come non ci sono solo i ciechi ma anche gli ipovedenti (e anche loro, quante spiegazioni devono dare agli ignoranti!), parimenti la maggioranza dei sordi è invisibile perché parla perfettamente grazie a sacrifici, logopedia e tempo impiegato in età infantile a educare la voce. I sordi oralisti, proprio perché si confondono coi normoudenti, se non rispondono al cliché sopra citato vengono tacciati di mentire: io sono stata più volte accusata di non essere sorda, di inventarmelo, perché non si vedeva il mio handicap. Non è una cosa che capita solo a me, ma è diffusa tra tutti i sordi oralisti: dobbiamo continuamente combattere contro gli stereotipi e ottenere ragione del proprio stato. Eppure basterebbe semplicemente che l’interlocutore parlasse mostrando la bocca senza dare le spalle e senza sparare a macchinetta le parole a ritmi eccessivi. Io rivendico anche per i sordi oralisti il diritto a essere visti, riconosciuti. Rivendico il diritto all’accessibilità piena alla comunicazione, per tutti, perché tutti sanno leggere ma pochi conoscono la LIS. Rivendico il diritto ai sottotitoli al cinema (io non posso andare al cinema con mio figlio o con gli amici perché passerei due ore a sentire suoni senza senso), sottotitoli alla televisione (non posso guardare nulla alla tele perché i sottotitoli sono praticamente inesistenti), tabelloni e monitor aggiornati in tempo reale nelle stazioni, aeroporti, sale di attesa; rivendico la presenza di stenotipia o sottotitolazione in tempo reale alle conferenze, rivendico audioguide nei musei che si colleghino al bluetooth dei moderni apparecchi acustici o la loro trascrizione gratuita per i sordi. Rivendico il diritto di tutti di poter accedere a ogni informazione e ogni spazio della cultura e della socialità: questo non è possibile ghettizzando. Si ghettizza, anche involontariamente, impedendo a determinate categorie di accedere a contenuti e, al proposito, ricordo che vi sono vari tipi di sordità, compresi quelle che insorgono in età adulta, oppure c’è chi non sente i suoni gravi, chi ha perso gli acuti. Senza nulla togliere al valore della LIS, ritengo azzardato proporla come soluzione. Io propongo invece una molteplicità di strategie che abbiano come obiettivo quello di non escludere nessuno dalla socialità, dalla cultura, dalla informazione. I sostenitori della LIS farebbero ai sordi un servizio davvero pessimo se si battessero esclusivamente per creare canali che escludono chi la LIS non la conosce. La vera meta da raggiungere è l’inclusione di tutti. Aggiungere divisioni non va bene.

Francesca F.
Gussago

La nostra Associazione sposa esattamente questa politica… NON ESCLUDERE NESSUNO!
Non è pro o contro LIS, ognuno fa le proprie scelte e dobbiamo essere compatti perchè esistono tante realtà diverse e tante soluzioni, non soltanto una.

 

FONTE: www.giornaledibrescia.it

 

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Su RaiTRE si parla di udito!

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A “Mi Manda RaiTre” hanno parlato di perdita di udito, in particolare di apparecchi acustici e di quanto sta peggiorando la situazione dell’udito su tutta a popolazione. Vediamo alcuni dati:
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È quindi fondamentale farsi controllare l’udito e tenere monitorata la situazione. Ovviamente esistono moltissimi tipi di apparecchi, a seconda del tipo di sordità. Il problema fondamentale è che poco si parla di sordità, anche se negli ultimi anni fortunatamente sempre di più…
NON ABBASSIAMO LA GUARDIA! L’importante è che se ne parli!

Potete rivedere il servizio qui al minuto 36,30 comincia il servizio.

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A Libera

di marco liberaIn questi giorni improvvisamente ha lasciato questa vita terrena la nostra Consigliera e co-fondatrice dell’Associazione SENTO, Libera Antonietta Di Marco.

Libera più di tutti noi incarnava l’essenza della nostra associazione, infatti era sorda con due impianti cocleari. Abbiamo conosciuto una donna che ha fortemente voluto e creduto nella nascita di questa associazione, pragmatica, decisa, che spesso ci richiamava a guardarla in faccia mentre parlavamo (anche noi udenti frequentemente dimentichiamo che i nostri interlocutori, pur se portatori d’impianto cocleare, necessitano di avvertenze particolari nella comunicazione verbale), perché lei voleva sentire e capire, perché questo era un suo diritto e lei lo esigeva.

Libera è sempre stata presente ai nostri Consigli, ha sempre dato il suo contributo alla discussione e alle scelte, era una persona preziosa.

Non so se adesso ci senti carissima Libera Antonietta, ma se così è, vorrei dirti che ci mancherai e che noi cercheremo, sempre più, di andare avanti anche nel tuo nome.

Vorrei ricordarti con il dono più prezioso che ci hai lasciato, le parole con le quali avevi descritto la tua “rinascita” uditiva con l’impianto cocleare:

“… Ho ricominciato a sentire il cinguettio degli uccelli, lo scroscio dell’acqua, il rumore della pioggia. E potrei continuare all’infinito…”

In quell’ ”Infinito” che ora ti accoglie ti mandiamo il nostro saluto.
Arrivederci  Libera

Michele e tutto il Consiglio Direttivo

 

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Meeting Salute di Rimini 2018: un workshop sulla sordità

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Quest’anno al Meeting Salute di Rimini il Prof. Vincenzo Vincenti ha partecipato con un workshop sulla perdita dell’udito “LA SORDITà – IL DEFICIT INVISIBILE”.
È stato un grande successo sia per quanto riguarda la partecipazione che per l’interesse degli argomenti trattati.
Sordità a 360 gradi, dall’infanzia al mondo degli anziani, senza escludere le fasce intermedie, negli ultimi anni anche molti giovani hanno problemi di udito ed è un dato importante per tutta la società.

Potete veder l’intervista completa del professore nella quale spiega come stanno evolvendo le cose anche nel campo dell’udito.